Patti Smith: sacerdotessa maudite

Scritto da il 29 Dicembre 2019

Durante la lettura si consiglia l’ascolto della Playlist di Patti Smith

Oggi 30 Dicembre Patti Smith compie 73 anni.

Protagonista indiscussa della scena punk e new wave newyorkese, ha dato vita con canzoni indimenticabili alla figura della donna carismatica capace di farsi spazio nel mondo del maledettismo rock tutto al maschile.

Una vita di amicizie straordinarie ha costellato un’esistenza fatta non solo di musica, ma di arte pura, tra letteratura, fotografia e pittura.

Trasferitasi da Chicago entra da outsiders nella New York degli anni settanta, e rimane folgorata dalla vita bohémien di artisti squattrinati di cui la grande mela era il simbolo. Racconta:

New York mi affascina. Con me è sempre stata amichevole. Ho dormito nei parchi, nelle strade, e nessuno mi ha mai fatto del male. Vivere lì è come stare in una grande comunità.

Qui conosce Robert Mapplethorpe, che nella sua persona esile e i capelli lunghi e mossi che fanno da cornice a un viso dai tratti maschili, riconosce uno dei volti più significativi della sua produzione fotografica. Robert sarà uno dei suoi amici più stretti e compagno, il cui rapporto confluirà nelle pagine di Just Kids.

Influenzata fortemente da Rimbaud, dal mito di Keruac e William Borroughs, è con Sam Shepard che coglie l’esigenza di unire la letteratura alla musica di “infondere alla parola scritta, l’immediatezza del rock ‘n’ roll”.

Inizia così i reading di poesia a St. Mark accompagnata dalla musica di Kaye. In quell’ambiente fervido di novità ascolta Morrison, Bob Dylan, sogna la ribellione con Keith Richards e scende accompagnata dal lirismo più sfrenato e dirompete nell’inferno della musica rock, di cui lucidamente riscriverà le regole, fino ad approdare al linguaggio della new wave.

Le sue esibizioni live al CBGB, tempio d’avanguardia musicale, rimangono memorabili. Diviene fra gli ospiti di punta del locale che ne ha segnato gli esordi.

Come Rimbaud, traduce con voce febbrile i colori delle vocali “A nera, E bianca, I rossa, O blu, U verde”, scrive silenzi, annota l’inesprimibile, fissa le vertigini di quella vita folle, dai ritmi ingenui.

Sognando crociate, rivoluzioni di costumi, ha lasciato impronte indelebili nelle performance nutrite di piccoli gesti significativi e coinvolgenti fino allo strazio. Sinestetica, la sua musica descrive l’elettrica atmosfera di colori talvolta lucidi, talvolta opachi, incessante anelito verso il profano.

È nel grido di rabbia della tensione assoluta verso l’arte, nell’agire verso una meta superiore, nell’ascensione che si nutre di sentimenti (non sentimentalismi), del sacrilego e della politica che si può comprendere a pieno la sua arte.

È noto infatti anche il suo profondo interesse verso la violenza del mondo: dall’invasione cinese del Tibet, alla morte di Ginsberg e Burroughs, dal Vietnam, a Madre Teresa e al mito di Ho Chi Minh.

La rivista Rolling Stone la inserisce al quarantasettesimo posto nella sua classifica dei 100 migliori artisti.

Ricordiamo le sue canzoni più famose:

Because the night

La hit per eccellenza di Patti Smith, le è stata donata da Bruce Springsteen ed è confluita nell’album Easter (1978). Alla sua uscita è arrivata fino alla posizione numero 13 della Billboard Hot 100.

Gloria e Redondo beach

Brani dell’album d’esordio Horses del 1975 in cui free form e musica si mescolano nel connubio vincente. Gloria è la cover del brano omonimo di Van Marrison. Con i versi iniziali “Jesus died for somebody’s sins, but not mine” e il titolo Patti voleva proprio scuotere i valori cristiani. Redondo beach, dal ritmo reggae, viene scritta dopo un litigio con la sorella Linda. La Smith la presentava sempre dicendo “Redondo Beach is a beach where women love other women”, narra infatti dell’amore tra donne.

People have the power

Brano principale dell’album Dream of life (1988) è stato scritto da Patti e il marito Fred “Sonic” Smith con l’intento di infondere lo spirito rivoluzionario degli anni sessanta per creare una moderna canzone di protesta.

Dancing Barefoot

Secondo singolo dell’album Wave del 1979 è dedicato alle donne che sono come Jeanne Hébuterne, l’amante di Amedeo Modigliani.


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