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L’importanza del Sonno

Written by on 26 Febbraio 2019

Arriva lentamente e con gradualità ci avvolge, regalando uno stato di soporifero torpore… No, non è la noia che si può provare dinanzi a un barboso talk show. È il Sonno, una funzione di importanza fondamentale per il nostro organismo.
Numerosi neuroscienziati lo hanno studiato avvalendosi dell’EEG. Sono stati così identificati i quattro stadi principali del sonno (i primi tre detti di sonno non-REM, e l’ultimo di sonno profondo o REM – Rapid Eye Movement).
Questi quattro stadi si susseguono durante la notte in fasi e la durata totale del sonno e la distribuzione dei diversi stadi variano da individuo ad individuo, spesso anche in relazione all’età di una persona: se infatti per un neonato le ore di riposo superano quelle di attività, per un anziano in linea di massima avviene il contrario.

Ma a cosa serve il sonno? La sua finalità, ipotizzata dai ricercatori, pare essere, in particolare per gli studiosi della Teoria Ristorativa, quella di costituire un periodo di recupero delle energie sia a livello fisiologico che psicologico. I fautori della Teoria Protettiva invece ritengono che sia quella di proteggere l’intero organismo, favorendo il recupero delle energie perse durante lo stato di veglia. I sostenitori dell’Orientamento Biologico-Istintivo, infine, credono che sia semplicemente un comportamento innato, geneticamente determinato.

In realtà una spiegazione univoca non c’è. È già noto da tempo però che la privazione del sonno porti le persone a manifestare disturbi come la cefalea, difficoltà di concentrazione e di linguaggio, irritabilità, disturbi visivi, alterando poi una serie di importanti funzioni, tra cui la regolazione del sistema immunitario e i processi cognitivi (apprendimento e memoria); in particolare, sono stati condotti studi sull’influenza che tale mancanza esercita sulla stabilità affettiva.
La mancanza di sonno modula infatti in maniera inappropriata la risposta del “cervello emotivo”, soprattutto davanti a stimoli negativi. A giocare un ruolo fondamentale sembra proprio essere l’Amigdala, una piccola struttura a forma di mandorla situata nel lobo temporale mediale, cruciale nell’elaborazione emotiva di stimoli salienti e soprattutto avversi grazie alla comunicazione che intrattiene con i circuiti della corteccia prefrontale. 

In che modo? Prendete 26 partecipanti, di età compresa tra i 18 e i 30 anni, e suddivideteli in due gruppi: nel primo, le persone rimangono sveglie accumuando 35 ore di deprivazione totale, nel secondo invece dormono normalmente a casa. Metteteli ora in una fMRI (risonanza magnetica funzionale) e al momento della scansione cerebrale richiedete a tutti di osservare 100 immagini con gradiente emotivamente neutro, che vira sempre più verso l’avversione, stimolando reazioni negative. Entrambi i gruppi mostreranno un’identica attivazione per gli stimoli neutri, ma non per gli stimoli avversi: infatti, il gruppo con deprivazione di sonno mostrerà una reattività maggiore del 60% dell’amigdala, e un aumento del triplo del suo volume, rispetto al gruppo di controllo.
In altre parole, non dormire rende l’amigdala più incline ad attivarsi davanti a stimoli negativi, con le conseguenze comportamentali che possiamo ben immaginare. Questo dovrebbe far riflettere sull’importante correlazione tra privazione di sonno ed emotività negativa, predittiva di potenziali disturbi dell’umore. Dormire poco o per niente, quindi, non è che sia molto salutare, soprattutto quando siamo messi di fronte a prove emotive!
Tenendo presente il fatto che nessuno scienziato sia riuscito a stabilire quante ore debba effettivamente durare un sonno mediamente ristoratore, soddisfacente ed appagante, è importante, prima di andare a letto, porre attenzione ad alcuni accorgimenti come non assumere alcool, nicotina e non fare attività fisica; è fondamentale invece predisporre un ambiente adeguato al riposo, rilassante, non rumoroso né eccessivamente illuminato. Tra le buone abitudini vi è sicuramente quella di andare a dormire e svegliarsi sempre alla stessa ora, per mantenere i ritmi regolari.

Insomma, per mantenere un adeguato stato di salute fisica e mentale è necessario dormire in modo appagante e per un periodo di tempo adatto alle necessità personali, senza però dimenticare che, come sostiene A. Dumas, “Il sonno è una divinità capricciosa e, proprio quando la si invoca, si fa aspettare”.

Di Andrea Valitutti.


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