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Lettere a cuore aperto: la fermata sbagliata del tram e il movimento #MeToo

Written by on 3 Ottobre 2018

Sono seduta sul posto verde di un tram.
Il verde di una certa sfumatura è chiamato verde speranza.
Ma questo verde non è verde speranza.

Esattamente un anno fa, nell’ottobre del 2017, nasceva il movimento #MeToo.
Il fenomeno nacque sui social network, in particolare su Twitter: l’attrice hollywoodiana Alyssa Milano, recentemente impegnata in una delle serie tv targate Netflix più discusse di sempre, “Insatiable”, scrisse:

“Se tutte le donne che hanno subito violenze sessuali o molestie scrivessero come stato #MeToo, forse riusciremmo a far capire alla gente quanto è grande il problema.”

L’hashtag fu per la prima volta utilizzato nel 2006 dall’attivista afro-americana Tarana Burke, difensore dei diritti sociali degli afroamericani e delle donne di tutto il mondo, nonché fondatrice del movimento #MeToo.

Perché quest’hashtag ha acquisito un’importanza così grande, lo spiegano i quotidiani cartacei e online di tutto il mondo: il caso Harvey Weinstein è lo scandalo che ha visto coinvolto Harvey Weinstein, produttore cinematografico di grande rilievo, accusato di molestie e stupri da circa 93 donne, che hanno avuto il coraggio di denunciare quanto subito nel corso della loro carriera.

Anche se riportare la lista delle 79 vittime di molestie e delle 14 di stupro sarebbe doveroso, identifichiamo ora il gruppo di donne che per primo ha rotto il silenzio e denunciato gli abusi: le cosiddette Silence Breakers, a cui è stata dedicata l’ultima copertina del 2017 del Times.

Sono state infatti elette Person of the Year 2017 dalla rivistaAshley Judd, tra le prime star a denunciare Weinstein, Taylor Swift, che nel 2016 ha vinto una causa di molestie contro il dj David Mueller, Adama Iwu, che con il sito ‘We said enough’ ha denunciato gli abusi subiti nel mondo del lavoro e della politica, Susan Fowler, l’ingegnere che ha ottenuto il licenziamento del Ceo e di altri 20 dipendenti di Uber per molestie sessuali, e una donna messicana raccoglitrice di fragole che ha raccontato pubblicamente i suoi infelici trascorsi.

Una delle pochissime donne italiane appartenenti al mondo del cinema che ha effettivamente avuto il coraggio di denunciare quanto subito da Weinstein, quando aveva solamente 21 anni, è stata Asia Argento.
Ed è proprio per questo che le recenti accuse di Jimmy Bennett nei confronti della figlia d’arte romana hanno suscitato molte critiche e reazioni negative, soprattutto da parte dell’attrice statunitense Rose McGowan.
La faida tra le due si è risolta con le scuse di Rose, che ha dichiarato pubblicamente di aver frainteso alcuni messaggi scambiati tra Asia e Jimmy.
Due giorni fa, però, l’ex giudice di X Factor Italia ha pubblicato sul suo profilo Instagram una storia indirizzata alla McGowan: la fotografia mostra il suo nuovo tatuaggio accompagnato dalle scritte “Bye Bye Rose McGowan” e “Vendetta consumata.”
Si tratta di un pugnale sanguinante.

Di fatto, ogni molestia subita può essere paragonata all’immagine di un pugnale sanguinante.
Ciascuna delle donne aderenti al movimento #MeToo ha compiuto una scelta, ha dato prova del proprio coraggio.

Troppo spesso, però, si guarda esclusivamente alle coraggiose denunce di attrici e cantanti (che indubbiamente hanno avuto e continuano ad avere un ruolo importantissimo in questione) piuttosto che a un preoccupante numero, che fa riflettere: dal 1998, nel mondo sono 17.700.000 le donne che sono state vittime di molestie e che hanno avuto il coraggio di denunciarle.
Sono tutte quelle donne che molto probabilmente ancora continuano a sentire il peso degli occhi puntati addosso dei loro colleghi, che ancora viaggiano sui mezzi pubblici attaccate ai lati per non esser toccate, sfiorate, che ancora prestano scrupolosamente attenzione al modo in cui si vestono, per paura di esser seguite e di dover uscire e affrontare momenti di panico e orrore.

Sbaglio strada.
Scendo dal mezzo pubblico con molta fretta.
Mi giro.
Penso al fatto che il se il tram fosse stato verde speranza, probabilmente non sarei stata costretta a correre.

SITO UFFICIALE #METOO


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