Thirteen Reasons Why

Thirteen Reasons Why è una serie tv che è riuscita a scatenare un fenomeno sociale in sole 13 puntate.

(scroll down for the translation!)

Ultimamente si è sentito molto parlare della serie tv “Thirteen Reasons Why”, prodotta da Netflix e tratta dall’omonimo libro di Jay Asher, che ha sollevato numerosissimi dibattiti sia nel mondo dei giovani sia in quello degli adulti, da cui non ha avuto critiche molto positive.

Ma come mai da un evento così -per modo di dire- piccolo, come può essere una serie tv tra tante, si è scatenato un fenomeno di tale portata?
Si potrebbe riassumere il tutto in una semplice e conosciuta frase: “ad ogni azione corrisponde una reazione”; o meglio, nel concetto dell’effetto farfalla.

Tornando al concetto iniziale, possiamo dire che l’effetto farfalla riassume sia la serie in sè che l’effetto che ne è stato generato.

Se nella prima è evidente come da una piccola azione apparentemente insignificante si arrivi a cose devastanti, nel secondo da una piccola serie di 13 puntate si è arrivati a un dibattito mondiale che ha dato visibilità alla serie e al problema, facendo parlare la gente e dando visibilità a una realtà dura da affrontare.
In Thirteen Reasons Why non ci sono buoni né cattivi, ognuno è preda e predatore, subisce violenze e ne pratica, consapevolmente o no, compresa Hannah; tutti cercano delle risposte generando ancora più domande, arrivando alla stessa comune che muove l’intera serie “Chi ha ucciso Hannah Baker?”.

Per chi non l’avesse ancora visto o neanche sentito nominare, sappiate che la storia è semplice: inizia con Hannah Baker, una ragazza liceale che decide di compiere un gesto importante per lei e quelli che la circondano, decide di togliersi la vita, lasciando solo una scatola con delle cassette contenenti i 13 motivi (e i responsabili) per il quale è arrivata a tanto. Queste cassette verranno recapitate al primo dei responsabili e passate poi agli altri che vengono nominati nei nastri.

Dopo un inizio già pesante ci troviamo con Clay Jensen, soggetto del terzultimo nastro che attraversa due racconti paralleli e intrecciati: il primo rappresentato dai 13 episodi raccontati da Hannah nei nastri vissuti attraverso i flashback di Clay durante l’ascolto, e il secondo ambientato nel presente che vede i ragazzi delle cassette alle prese con le conseguenze dell’effetto farfallla generato dagli avvenimenti successi nei nastri.

Ora che tutti sapete di cosa si tratta, il punto della questione è capire perchè questa serie sia diventata un fenomeno così grande, coinvolgendo tutti (chi più e chi meno) a livello personale.

Il primo motivo a generare scandalo è stato l’argomento della serie, che parla di situazioni brutali dal bullissimo allo stalking, dall’isolamento sociale alla depressione, dal suicidio allo stupro. Già solo questo basta a farne parlare, ma la cosa per il quale è stata criticata di più è che lo fa senza nessun filtro, in modo diretto, perché l’obettivo è quello di disturbare, di far riflettere.

E infatti durante la visione tutto ci disturba, dalla cattiveria di certi gesti alle violenze di ogni tipo alle scene dello stupro e del suicidio, uniti poi a una colonna sonora e una regia che riescono a far immergere bene all’interno della storia. All’improvviso lo spettatore diventa Clay, la sua angoscia, le sue domande, il suo terribile senso di colpa e la voglia di capire il perché di tutto, di saperne di più.

L’obiettivo di Thirteen Reasons Why era di sensibilizzare riguardo questi temi e cercare di avvicinarsi a chi è vittima di queste. Come detto prima, il modo scelto per affrontare al meglio argomenti così difficili è stato prenderli esattamente per quello che sono: brutali, disturbanti e pesanti. Perché indorare la pillola e raccontare per mezzo di filtri non fa arrivare il reale messaggio a chi non c’è mai passato o non ne ha mai avuto a che fare.

Non tutti hanno però condiviso questo modo di trattare l’argomento, come dimostrano le molte critiche arrivate agli autori specialmente per aver mostrato in modo così esplicito la scena del suicidio, a cui hanno risposto spiegando che per loro era importante far vedere ogni dettaglio di questo atto per farlo capire al meglio. Tra i tanti, anche l’attrice statunitense Shannon Purser (Barb della serie tv Stranger Things) ha avvertito i suoi seguaci di fare attenzione ai contenuti della serie e di non guardarla se stanno affrontando pensieri suicidi.

Potrebbe non esserci un modo realmente giusto di parlarne, d’altronde ognuno prende le cose a modo suo, ma che se ne parli in modo crudo o no, il messaggio e l’obiettivo sono sempre gli stessi: avvicinarsi e cercare di aiutare anche un minimo chi soffre; e la cosa importante è una sola, parlarne.

Prima si è parlato di effetto farfalla ed azione e reazione. Durante tutto il corso delle puntate i diversi personaggi capiscono come una piccolissima cosa, detta o non detta, possa scatenare una serie di eventi dalla portata inimmaginabile.

Tutta la serie dovrebbe aiutarci a identificare quei segnali che passano inosservati e che potenzialmente potrebbero portare a catastrofi del genere. Segnali che potrebbero aiutare tantissime persone e che però, pur essendo mostrati in maniera evidente e spiegati passo passo da Hannah stessa, non ci entrano facilmente in testa.

Quanti si sono arrabbiati con gli altri personaggi perché non si accorgevano di quello che Hannah stava passando?
Ma quanti si aspettavano il suicidio di Alex?

Ovviamente c’era chi se lo sarebbe aspettato, ma in generale, pur avendo davanti tutti i segnali, non ci arriva subito alla mente cosa sta per accadere perché nessuno ci ha mai reso questo argomento veramente reale. Ed è con questo che probabilmente la serie ha raggiunto il suo obiettivo; ha colpito, e forte.

Recently we’ve heard a lot about the “Thirteen Reasons Why”‘s phenomenon, a brand new tv series produced by Netflix which is from the Jay Asher’s book. The show has raised lots of debates, both in young people’s word and in the adult’s one, from which it didn’t receive positive criticism.

But why from such a small event like a tv series between millions of others, it’s unleashed such big phenomenon?
We can say it’s all about action and reaction, all about the butterfly effect.

For those who haven’t yet seen or even heard of it, know that the story is simple: it starts with Hannah Baker, an highschool girl who decides to make an important act for her and those around her: she decides to kill herself, leaving only a box with tapes containing the 13 reasons (and the responsible) for which she did it. These tapes will be delivered to the first boy (and first reason) and then will be given to the others named in the tapes.

After an already heavy start we find ourselves with Clay Jensen, subject of the third tape, crossing two parallel and interlaced stories: the first represented by 13 episodes told by Hannah herself in the tapes and lived through Clay’s flashbacks; the second is set in present time where the tape’s protagonists are taking the consequences of the effect they caused.

Now that everyone knows what this series is about, the point of the issue is to understand why this has become such a big phenomenon, involving everyone on a personal way.

The first reason creating scandal is the subject of the series, which deals with situations ranging from bullying to stalking, from social isolation to depression, from suicide to rape. But the thing that has created a sensation and for which it has been criticized is that the series does it without any filter, directly, because the purpose is to disturb and make them think. In fact, during the vision everything disturbs us, from the wickedness of certain acts to the violence, to the scenes of rape and suicide, combined with a soundtrack and a direction that are able to introduce you completely in the story. Suddenly the spectator becomes Clay, his anguish, his questions, his terrible sense of guilt and the desire to understand the reasons, to learn more.

With this, the series has partly reached its goal of raising awareness about these issues and trying to get closer to those who are victims of these. As mentioned before, the chosen way to deal with such difficult topics was to take them exactly for what they are: brutal, disturbing and heavy.
Because sugarcoat it doesn’t send the real message to anyone who has never get through it.

However, not everyone has shared this way of dealing with the topic, as evidenced by the many criticisms that have come to the authors. People has been shocked by the vision of the suicide’s scene in such explicit way. Authors replied by explaining that it was important for them to show every detail of this act in order to make people understand. Amongst the many, the American actress Shannon Purser (Barb from Stranger Things) warned her followers to watch out for the contents of the series and not to look at it if they are dealing with suicidal thoughts.

There may not be a right way to talk about it, but whether they talk about it raw or not, the message and the goal are always the same: get closer and try to help whoever is suffering; and the important thing is one: talk about it.

By not doing so you end up putting the problem aside, pushing away and isolating who is going through this, and experiencing in first person the stories of tapes boys, causing things that you never thought.

Before we wrote about butterfly effect and action and reaction. Throughout the episodes the different characters understand how the smallest thing can set off a series of unimaginable events. The entire series should help identify those signals that go unnoticed and potentially lead to such catastrophes. Signs that could help lots of people and that, although being shown clearly and explained step by step by Hannah, they don’t easily enter our head.

How many were angry with the other characters because they did not notice what Hannah was going through?
But how many have predicted Alex’s suicide?

Obviously, there were people who would have expected it, but in general, despite having all the signals ahead, it does not immediately come to mind what’s going to happen because nobody has ever made this topic effectively real. And that’s probably why the series has reached its goal: it hit, and hard.

Returning to the beginning, we can say that the butterfly effect sums up both the series itself and the effect it has generated.

In the first, it is obvious that from a small and apparently insignificant action you may get to devastating things, in the second, from a small series of 13 episodes you have come to a world debate that has given the series and the problem visibility, making people talk and showing a really hard reality to face.

In “Thirteen Reasons Why” there are no good or bad: everyone is prey and predator, suffer violence and practices it, consciously or not, even Hannah herself; everyone is looking for answers, generating even more questions, coming to the same problem that moves the whole series: “Who killed Hannah Baker?”.