Botero e la formalità della vita

Una grande mostra al Complesso del Vittoriano, Ala Brasini, festeggia gli 85 anni del pittore più introspettivo e anticonformista della storia contemporanea, Fernando Botero. In esposizione sono presenti circa cinquanta opere, molte delle quali vengono da tutto il mondo per ripercorrere la strabiliante carriera di Botero dal 1958 al 2016. Ad accogliere i visitatori, nello spazio esterno del museo, vi è la gigantesca scultura in bronzo chiamata “Cavallo con briglie”, modellata a mano, in grado di trasmettere la plasticità volumetrica delle forme simbolo dello stile Boteriano. All’inaugurazione del 4 Maggio hanno partecipato lo stesso Botero e la presidente della commissione cultura capitolina, Eleonora Guadagno.

Nato a Medellín in Colombia, nel 1932, Botero è famoso e popolare in tutto il mondo per il suo inconfondibile linguaggio pittorico, immediatamente riconoscibile da elementi fissi come, la presenza di figure voluminose e talvolta comiche, che caratterizzano la sua pittura insieme all’insolita deformazione che subiscono i soggetti da lui rappresentati, acquistando forme insolite, quasi irreali, astratte e a volte grottesche.

Le figure monumentali da lui stilizzate appaiono sensuali, ma cariche di tristezza. Come ad esempio l’opera “Gente del circo con elefante” del 2007, realizzata con la tecnica dell’olio su tela. I colori sono, come al solito, vivi, concentrano subito l’osservatore sulla scena, le proporzioni sono relative, come lo stesso spazio. I volti dei soggetti imprimono tristezza e malinconia, creando un netto contrasto con l’ambiente apparentemente armonico e caldo. Ma Botero da buon investigatore della natura umana, ci insegna a comprendere la condizione di “felicità” da ogni punto di vista, infatti, afferma che l’arte debba dare all’uomo momenti di felicità, un rifugio di esistenza straordinaria, parallela a quella quotidiana. Ma al contrario gli artisti oggi preferiscono lo shock e credono che basti provocare scandalo per impressionare lo spettatore.

L’artista ha anticipato di diversi decenni l’attuale visione globale dell’arte; la sua opera infatti rappresenta una commistione straordinaria tra la tradizione latino-americana e la pittura europea.

Il percorso espositivo della mostra è diviso in otto sezioni: Sculture, Versioni da antichi maestri, Nature morte, Religione, Politica, Vita latino-americana, Nudi e Circo. Attraversando le sale che ospitano le grandi tele, la sensazione è quella di essere avvolti da un sensuale e caloroso abbraccio a colori. Un viaggio attraverso l’onirico, fantastico e fiabesco universo Boteriano popolato da uomini, animali, vegetazione i cui tratti e colori brillanti riportano immediatamente alla memoria l’America Latina.

La mostra, aperta al pubblico fino al 27 agosto, è promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale, guidata da Rudy Chiappini, direttore del museo d’arte moderna di Lugano da quasi 20 anni, in stretta collaborazione con l’artista. Organizzata e co-prodotta dal Gruppo Arthemisia, famoso per le numerose iniziative e collaborazioni artistiche di spicco negli ultimi anni.

Inoltre, rappresenta anche la prima grande retrospettiva a lui dedicata in Italia e ripercorre i capolavori dal 1958 al 2016 attraverso l’ironia, il grottesco, l’animo onirico e quello nostalgico.

La pittura di Botero unisce la tradizione popolare all’anticonformismo, la fiaba alla religione, ma i suoi personaggi sono privi di stato d’animo, non provano né gioia né dolore. Ci sono i vescovi, i nudi femminili, i giocatori di carte, tutti senza una dimensione morale e psicologica. Si tratta di un’arte senza tempo, ma profondamente legata alla propria terra nativa.

E come ha più volte affermato il maestro: “Nell’arte il segreto per crescere è confrontarsi. Un’esposizione in un museo è una opportunità per confrontare un’opera con un’altra che è sempre la migliore lezione di pittura. Occorrono occhi freschi, liberi da ogni pregiudizio. Fortunatamente l’arte ha una grande dote, quella di essere inesauribile. È un processo senza fine, nel quale non si smette mai di imparare”.