Capitano Ultimo al liceo Montale

Scritto da il 8 Novembre 2019

Questa mattina il liceo Montale di Roma è stato teatro di un incontro molto speciale al quale ha presenziato tra lo stupore generale (per ovvie ragioni ci si era adoperati affinché la notizia non trapelasse prima del dovuto) nientemeno che Sergio De Caprio, conosciuto anche come Capitano Ultimo, noto all’Italia intera per l’arresto del boss mafioso Totò Riina. Gli studenti, in piedi, hanno accolto calorosamente il Capitano con un applauso, mentre di sottofondo si propagavano le note dell’inno nazionale accompagnato dalle voci del colonnello stesso e degli astanti. Dopo una presentazione iniziale da parte della Preside del liceo Montale Raffella Massacesi e di Giulio Ceccanei, direttore artistico di voicebookradio.com, gli studenti hanno cominciato a porre diverse domande al Capitano.

I primi interrogativi ai quali l’ospite ha risposto sono venuti dal rappresentate di istituto e dalla nostra speaker Ilaria, che gli hanno domandato come mai avesse intrapreso proprio la carriera di carabiniere. La risposta ha messo in luce alcuni aspetti della sua vita privata, come la sua umile estrazione e la realtà sociale da cui proviene. Difatti il Capitano ci ha parlato dell’amore reciproco esistente tra le persone del paese e di come i carabinieri difendano da sempre tale amore senza che però questo vada ad influire nella vita degli abitanti stessi: la voglia di preservare questo sentimento tra i suoi concittadini è il motivo che lo ha spinto a intraprendere la carriera da carabiniere.

Da qui nasce l’ammirazione del Capitano per l’imparzialità della divisa, qualità che lo ha profondamente colpito: come emerso da questo incontro con gli studenti, egli sostiene che colui che indossa una divisa debba praticare l’aiuto disinteressato, curarsi del prossimo senza aspettarsi nulla in cambio. La divisa è quindi “il sacrifico che non paga”, quel gesto che non ha pretese, fatto solo per aiutare una persona, perché “la persona è sacra, inviolabile, la persona è tutto”.

Ha poi sottolineato l’importanza della fratellanza e dell’uguaglianza, sperimentata nella sua esperienza nell’Arma, che dovrebbe sempre esserci tra le persone: valori che dovrebbero essere alla base di uno stato civile. Ha poi precisato che “lo Stato siamo noi”, i giovani, quegli stessi giovani che dovrebbero partecipare molto di più alle scelte delle istituzioni, poiché queste scelte ci riguardano personalmente. Si è quindi scusato con i ragazzi a nome della sua generazione, che secondo lui non è stata in grado di trasmetterci realmente tali valori.

In seguito ci sono stati momenti di particolare sensibilità e umanità: un ragazzo del liceo Montale si è fatto avanti chiedendo da dove il Capitano traesse il suo coraggio, a cui lui ha risposto:

Il mio coraggio lo trovo proprio in te che parli.

Sergio De Caprio

Altrettanto toccante l’intervento di uno degli ultimi ragazzi che hanno preso in mano il microfono, il quale si è commosso mentre chiedeva al colonnello come facesse a non sentirsi un eroe nonostante i suoi meriti.

Il Capitano ha concluso l’incontro dicendo ai giovani quanta fiducia riponesse in loro e nella loro capacità di combattere per cambiare il loro futuro.

Daniel Fatucci, Leonardo Pintore, Aurora Vendittelli


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