30 anni di Pretty Woman

Scritto da il 24 Marzo 2020

Durante la lettura si consiglia l’ascolto del brano “Pretty Woman – Roy Orbison”, a cui avevamo già dedicato un articolo tempo fa (http://www.voicebookradio.com/?s=pretty+woman).

Trent’anni fa, il 23 marzo 1990, usciva negli Stati Uniti Pretty Woman, una delle commedie romantiche più famose di sempre. Diretto da Garry Marshall e interpretata dalla splendida coppia format da Richard Gere e Julia Roberts, il film fu un successo stratosferico e incassò quasi 40 volte i 14 milioni di dollari che era costato.

Tuttavia Pretty Woman non è sempre stato quello che conosciamo noi. All’inizio i protagonisti non erano Gere e Roberts, non si chiamava Pretty Woman e non era nemmeno una commedia romantica, tanto che molti lo definirono uno strano azzardo dei produttori. Infatti, prima di diventare la romantic comedy che contribuì a rilanciare il genere, era una sceneggiatura cruda e drammatica scritta dal giovane e semi sconosciuto J. F. Lawton. Il titolo iniziale era 3.000 e sia Edward che Vivian, i protagonisti, dovevano essere due tipi molto diversi: lei tossicodipendente che, al prezzo di 3.000 dollari, accettava di passare qualche giorno con uno sconosciuto uomo d’affari. La storia non aveva nemmeno un lieto fine: i due avrebbero dovuto litigare e separarsi bruscamente solo dopo alcuni giorni insieme. Il film si sarebbe dovuto concludere con lui che la sbatteva fuori da un’auto dopo averla obbligata a prendere i soldi e lei che partiva per Disneyland con un’amica.

Fu lo stesso Lawton, qualche anno fa, a raccontare a Vanity Fair di aver preso spunto dal film Wall Street del 1987 per la scrittura del primo testo. Lo sceneggiatore si era soffermato su un ipotetico incontro tra “uno di quei finanzieri che distruggevano le società degli altri” e una prostituta, a sua volta vittima della distruzione di quelle società.

Dunque, una volta che la Disney acquistò i diritti per la realizzazione del film, la riscrittura fu abbastanza radicale. La sceneggiatura fu tramutata in una commedia romantica con lieto fine, tanto che spostarono sul personaggio dell’amica della protagonista alcune delle caratteristiche della protagonista di 3.000, e tagliarono gran parte dei momenti più espliciti. Tuttavia Lawton spiegò che i cambiamenti non gli recarono particolare fastidio:

È come se sei un architetto, costruisci una casetta nel bosco e poi arriva qualcuno che ti dice che vuole trasformarla in un grattacielo. […] L’arrivo della Disney, di un alto budget e di un regista famoso furono una gran cosa.

Anche la scelta degli attori non fu immediata come si può pensare: sembra che furono considerate diverse possibili coppie, tutti attori ora molto noti, ad ogni modo sappiamo su chi cadde la decisione. Il già molto famoso Richard Gere, che aveva recitato in American Gigolò e Ufficiale e gentiluomo, fu affiancato dalla ancora non molto conosciuta Julia Roberts. L’attrice si era già fatta notare in Mystic Pizza e in Fiori d’acciaio ma era solo all’inizio della sua carriera, che da qui in poi decollò letteralmente.

Così, dopo la scelta del duo vincente, la pellicola riuscì a inscenare al meglio l’inizio della celebre storia d’amore tra un ricco affarista e una prostituta dell’Hollywood Boulevard: una rivisitazione moderna del classico principe che salva la bella ragazza proveniente da una realtà sociale molto diversa e non poco problematica. Tuttavia anche Pretty Woman, una vera e propria favola senza tempo, alla sua uscita non piacque a molti critici: «lento, serioso e senza ritmo» piuttosto che «prevedibile e vecchio, fatto come i vecchi film ma senza il fascino dei vecchi film» furono solo alcune delle critiche che il film subì.

Eppure, nonostante certe recensioni, grazie ai due protagonisti, all’efficacia di certe scene, frasi e canzoni, alla scioltezza del racconto e a tutto il lavoro che gli fu dedicato, Pretty Woman fu uno dei maggiori successi del suo anno. Non si può certo dire che l’ambientazione non fece la parte: la vivacità di un’elettrizzante Hollywood rese ancora più affascinante ma allo stesso tempo immediato e diretto l’incontro tra due personaggi così lontani tra loro.

Come se non bastasse, la pellicola vide la nascita di una star. Julia Roberts ai tempi muoveva i primi passi nel mondo del grande schermo e, se ora la sua carriera ci appare così lunga e consolidata, è anche e soprattutto grazie all’interpretazione di Viv. La naturalezza e la chimica che si instaurò con i colleghi, e in particolare con Gere, fu sensazionale e determinante ai fini di quella che alcuni definirono la “consacrazione della carriera” dell’attrice dal sorriso inconfondibile. Persino Richard Gere dichiarò che il regista, nello spiegargli come voleva che l’opera prendesse forma, gli disse: «In questo film si muove solo una persona. E quella persona non sei tu».

Un po’ di anni fa, ricordando questo successo intramontabile, lo stesso interprete di Edward Lewis disse all’Hollywood Reporter

Gli attori erano quelli giusti. Julia fu magica. Gary Marshall fu uno Svengali. Era tutto giusto. Fu una di quelle cose chimiche che non possono essere pianificate o replicate.

E voi avete mai visto Pretty Woman? Fateci sapere cosa pensate di questo cult della cinematografia americana!


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